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I succhiatori di sangue 195

— Imbarchiamoci prima. Dov’è Yaruri?

— Eccomi, padrone — rispose l’indiano, che li aveva raggiunti.

— Puoi tenere la barra?

— Sì, padrone.

— Imbarchiamoci.

Il dottore ed Alonzo s’affrettarono a spiegare le vele, e la scialuppa, spinta da una leggera brezza, si mise a risalire il fiume con velocità stimata non inferiore ai quattro nodi.

— Ora potete parlare, don Raffaele — disse il dottore. — Siamo impazienti di sapere come avete scoperto le tracce degli indiani che ci lanciarono quella freccia.

— Temo che qualcuno ci abbia traditi, amici — disse il piantatore. — Quegli indiani, ormai ne son certo, ci precedono per prepararci forse un agguato.

— Ma da chi traditi?... Non vi era nessuno sulla terrazza, fuori di noi.

— Non lo so, ma ascoltatemi: io e Yaruri ci eravamo inoltrati nelle foreste del Cassanare, quando in mezzo ad una fitta macchia trovammo un fuoco che non era ancora completamente spento. Sulla terra umida si vedevano le tracce di due calci di fucile e delle orme di piedi nudi; di più trovammo una freccia eguale a