Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/227

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Ancora i segnali misteriosi 219

tare i più piccoli avvenimenti come tutti i suoi compatrioti, che vivono in continuo sospetto, trovava che quella rapida fuga non era naturale.

Si gettò prontamente a terra, afferrò il fucile che don Raffaele gli aveva dato e si mise a strisciare verso l’estremità della penisola, tenendosi nascosto dietro ai cespugli che sorgevano qua e là.

Vi era appena giunto, quando vide, a soli cinquanta passi di distanza, avanzarsi con mille precauzioni, fra le piante acquatiche, un canotto e muovere diritto verso la scialuppa, la quale era stata ormeggiata alle radici d’una iriartrea.

Non si poteva distinguere da chi era montato, in causa dell’oscurità che era profonda ed anche perchè su quel canotto vi avevano gettato dei rami e delle canne che lo copriva da prua a poppa, in modo che si sarebbe potuto scambiare per un ammasso di vegetali abbandonati alla corrente.

— Sono furbi — mormorò Yaruri. — Fortunatamente io conosco questi inganni; ma chi saranno? Gli indiani che ci precedono o dei predoni di fiume che sperano di rubarci la scialuppa?

S’alzò cautamente, armando il fucile. Il canotto, un montaria indiano a quanto pareva, s’avvicinava sempre mosso da due remi manovrati sotto l’ammasso di