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L'assalto dei caimani 269

Emetteva dei bassi ruggiti, ma non osava ancora assalire, tenuto in rispetto dalle canne dei tre fucili.

— Lascia fare a me, Alonzo — disse don Raffaele, traendolo indietro. — Quell’animale può piombarti addosso anche dopo ferito.

— E poi ve n’erano degli altri su questa sponda — disse il dottore. — Pensiamo anche a quelli per non farci sorprendere.

Il piantatore si era avanzato di qualche passo e aveva alzato il fucile, mirando attentamente e con grande sangue freddo.

Il coguaro continuava a ruggire e lo si udiva stritolare la corteccia del maot colle potenti unghie.

Il piantatore lasciò partire la scarica. Il fumo non si era ancora dissipato che la fiera, con un balzo immenso, si precipitava in mezzo agli avversari. Cadde, tentò di risollevarsi per gettarsi addosso a Yaruri che era vicino, ma le forze le mancarono e stramazzò al suolo rimanendo immobile.

L’indiano con un colpo di scure le spaccò il cranio, per essere più certo di non vederla rialzarsi.

— Bel colpo, cugino mio! — esclamò Alonzo, rivolgendosi a don Raffaele.

— Ma la mia palla per poco non bastava — rispose il piantatore. — Ma... dove sono fuggiti gli altri coguari?