Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/353

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Il tempio del sole 345

— E questo cui cosa contiene, mio erudito amico? — chiese il piantatore.

— Sono larvi, specie di piselli, ma come ben vedete, più grossi dei nostri ed anche migliori. Quelle pallottoline polpose, grosse come un pollice ed arrostite, sono papa e servivano di pane agli Inchi; quelle piccole radici, che sono seccate al sole e che sono più dolci dello zucchero, si chiamano toca e quelle patate rosse, gialle, nere e bianche, che hanno ognuna un sapore differente, si chiamano upicu.

— E questi tuberi?

— Sono cuchuchu, specie di tartufi e quelli altri sono inchi e hanno il sapore delle mandorle, ma crudi producono un forte mal di capo e cotti sono invece sanissimi.

— E questi liquidi?

— Birra di maiz.

— E quei due uomini, chi sono? — chiese Alonzo.

Il dottore e don Raffaele alzarono il capo. Due indiani erano silenziosamente entrati da una porta laterale e si erano fermati dinanzi ai prigionieri colle braccia incrociate sul petto ed il sorriso sulle labbra.

Don Raffaele balzò in piedi emettendo un grido di stupore, poi lanciandosi verso di loro colle pugna chiuse, esclamò: