Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/355

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Il tempio del sole 347

più di venti volte, e come vedete, vi abbiamo sempre risparmiati.

— Ma conoscevi Yaruri? — chiese don Raffaele.

— Sì, padrone.

— Spiegati.

— Noi siamo due Eperomerii come Yopi. Il vostro amico viaggiatore, che ci fece schiavi, ci aveva sorpresi alla foce del Tipapu mentre noi cacciavamo i manati (lamantini). La sera che vi vedemmo tornare alla piantagione in compagnia di Yaruri, ci nacque il sospetto che quell’uomo volesse tradire il secolare segreto della Città dell’Oro e ci inerpicammo fino alla terrazza, nascondendoci fra le piante rampicanti. Nessuna delle vostre parole ci sfuggì e fu in quel momento che Huayna, sdegnato per l’infame tradimento, non potè trattenere quel grido di rabbia che tanto vi sorprese. Prendemmo subito la nostra decisione. Nei vostri magazzini c’impadronimmo di due fucili, salimmo in uno dei vostri più rapidi canotti, munito di una piccola vela e non veduti prendemmo il largo per fermarvi e per avvertire la nostra tribù del pericolo che correva. Due volte tentammo di abbattere il traditore, ma un genio malefico lo proteggeva. Quando vi arrestammo alla seconda cateratta, fuggimmo per avvertire Yopi e la nostra tribù e quelle alleate si prepararono alla difesa.