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156 Capitolo secondo


Una barca da pesca, sfuggita alle strette dei ghiacci, reca in Norvegia la notizia del pericolo che corre la spedizione.

Si arma una nave, l’Albert e si manda nei mari polari in aiuto dei pericolanti, ma deve retrocedere in causa di alcune gravi avarìe.

Una seconda nave, l’Isbjorn, l’8 gennaio del 1873 si spinge verso il nord, ma si vede tagliata la via da immensi campi di ghiaccio che la costringono a tornarsene.

Il comitato artico di Brema, arma il Groenland e lo manda in aiuto dei disgraziati esploratori, nonché di parecchi pescatori balenieri rimasti prigionieri al capo Graz quasi sprovvisti di viveri.1 Oltre lo Spitzbergen, nello stretto di Belt, i ghiacci lo arrestano e va a cacciare foche nell’Islanda, coll’intenzione di tornare alla ricerca degli esploratori nella buona stagione.

Pareva però che un triste destino pesasse su Nordenskiold, poiché il comandante della nave di soccorso poco dopo moriva e l’equipaggio, disanimato, faceva ritorno a Brema.

Fortunatamente, dopo un inverno rigorosissimo, i ghiacci si spezzano ed il Polhem, liberato finalmente, ritorna in Europa.

Dopo quella di Nordenskiold altre poche ne succedono, fra le quali quella fortunata di Leight Smith coll’Eira, che completa le scoperte fatte da Payer, poi ultima e più importante viene quella di Nansen.

Ecco le regioni che la Stella Polare, al comando del giovane e valoroso Duca sabaudo stava per solcare, dopo la sua partenza da Arcangelo e la sua uscita dal mar Bianco.


Capitolo II

Gli orrori delle regioni polari

Se gli sforzi costanti di audaci navigatori, sono riusciti, a poco a poco, non ostante gl’immensi pericoli, i freddi intensi e le burrasche spaventose che imperversano in quelle regioni, a conoscere un

  1. Questi balenieri morirono tutti uccisi dalla fame e dallo scorbuto. Erano una quarantina.