Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/203

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Ora s'alzava come un immenso velo ondeggiante; ora s'abbassava bruscamente, schiacciandosi, per modo di dire, contro la superficie del mare, lasciando fuori gli alberetti della nave, poi tornava a turbinare, addensandosi ora da una parte ed ora dall'altra.

La Stella Polare aveva rallentata la sua marcia, poiché vi era la probabilità che andasse ad urtare contro qualche ice-berg che la nebbia impediva di scorgere a tempo.

Tutti erano saliti sulla coperta e cercavano, ma invano, di spingere gli sguardi attraverso a quei vapori sempre crescenti.

Un'umidità straordinaria regnava intorno alla nave. La nebbia, raffreddandosi, cadeva in forma di pioggia e bagnava ogni cosa.

Sgocciolavano i pennoni, sgocciolavano i cordami, le vele, le vesti che indossavano i marinai.

Di quando in quando in mezzo a quei vapori si udivano i cozzi sinistri dei ghiacci od il frangersi delle onde contro qualche piccolo banco.

Sopra la nave passavano, come ombre, degli uccelli marini, perduti nel nebbione. Qualcuno si fermava sulla murata senza dimostrare paura alcuna della presenza dei marinai.

Erano per lo più gabbiani, strolaghe e procellarie, volatili che nemmeno nell'inverno abbandonano quei climi freddissimi.

La Stella Polare continuava ad avanzarsi con precauzione, fendendo il nebbione che s'addensava sempre più dinanzi ad essa. Era ancora lontana dalla Terra di Francesco Giuseppe e navigava in un mare assolutamente sgombro di scogliere, ma temeva sempre l'incontro di grandi ammassi di ghiacci.

Il capitano Evensen, che aveva fatto un gran numero di campagne in quelle regioni, sentiva la presenza di quei bianchi fantasmi.

– Non devono essere lontani – rispondeva a coloro che lo interrogavano. – Ci vengono incontro.

Ad un tratto, ad avvalorare i suoi timori, si udì la voce di Andresen gridare:

– Badate! L'ice-blink!

In mezzo alla nebbia, dinanzi alla prora della Stella Polare, si cominciava a discernere quella luce biancastra che riflettono i ghiacci.