Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/260

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campamento e spingono le altre foche entro terra per poi massacrarle a colpi di bastone ferrato.»

– E se ne ammazzano molte? – chiese il tenente, il quale ascoltava attentamente quegli interessanti particolari.

– Delle migliaia, signore. Ancora pochi anni or sono la Compagnia dell'Alaska ne uccideva dalle settanta alle ottantamila in una sola stagione.

– Che massacri!... E non scemano?

– Sì, ma lentamente, essendo quelle foche straordinariamente prolifiche. Signore, abbiamo ancora molti ghiacci al di là del capo Flora. Vedete?

– Sì, signor Stökken. S. A. R. si arrabbierà di certo.

– Abbiamo avuta già troppa fortuna, signor tenente.

– Non basta, signor Stökken; ne avremo dell'altra o almeno sapremo procurarcela.

Verso il sud-ovest si vedevano numerosi banchi, mentre il giorno innanzi quelle acque erano quasi sgombre.

Quei ghiacci venivano dall'ovest, trascinati dalla grande corrente polare che rade le coste siberiane e che va a lambire le spiagge orientali della Groenlandia, risalendo poi, molto probabilmente, verso il polo.

Erano però banchi di poco spessore che non davano fastidio alla solida prora della nave.

Passando fra i canali aperti fra banco e banco, la Stella Polare poté facilmente girare l'isola Bruce, raggiungere lo stretto di Miers e quindi rimontare faticosamente il Canale Britannico.

Non ostante quelle continue lotte contro i ghiacci, la vita di bordo non subiva alcuna variazione.

S. A. R. ed il capitano Cagni facevano le loro osservazioni, rilevavano le coste, misuravano la profondità del mare, gettando di frequente degli scandagli e non dimenticavano di gettare in acqua, ogni giorno, quattro bottiglie bene turate, racchiudenti la data e la latitudine e la longitudine del punto di lancio.

La vita di bordo era stata d'altronde regolata da S. A. R. e tutti avevano le loro mansioni.

Anche le guide alpine non erano lasciate in ozio, quantunque