Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/269

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Nel momento in cui si vedeva impedita la corsa, un grido mandato da un marinaio fece accorrere tutti in coperta:

– Una nave dinanzi a noi!

Non era effetto di qualche miraggio o di rifrazione. Una vera nave, grande quasi quanto la Stella Polare, era imprigionata fra i banchi di ghiaccio, a parecchie miglia di distanza.

– Non può essere che la Cappella – disse il capitano Evensen. – Ecco una bella occasione per far sapere nostre notizie in Europa.

– Che non sia qualche altra nave? – chiesero parecchi membri della spedizione italiana.

– No, signori, conosco troppo bene la Cappella per ingannarmi. Quella è la nave che è andata in cerca della spedizione Wellmann.

– Cerchiamo di raggiungerla – disse il Duca.

La cosa, almeno nel momento, appariva molto dubbia poiché un banco immenso e compatto impediva alle due navi di congiungersi. Attaccarlo a colpi di sperone era assolutamente impossibile, presentando uno spessore straordinario; aprirsi un canale coi picconi era del pari impossibile, considerate le poche braccia disponibili che vi erano a bordo. Sarebbe stata una fatica enorme e forse senza successo, poiché vi era da temere che alla notte il ghiaccio spezzato si risaldasse.

– Aspettiamo che il vento disgreghi il banco o che le pressioni aprano dei canali – disse il capitano Evensen. – Per ora non vi è nulla da tentare.

– Credete che quella nave abbia incontrata la spedizione Wellmann? – domandò il dottor Cavalli.

– Lo suppongo, signore.

– Era venuta ad esplorare queste terre? – chiese il tenente Querini.

– Sì signore.

– Mi pare che il signor Wellmann abbia già fatto qualche altro viaggio nelle regioni polari.

– Alcuni anni or sono ha tentato ancora di spingersi verso il polo, dirigendosi al nord dello Spitzbergen, ma non ebbe fortuna. I ghiacci lo trascinarono al sud, spingendolo su quelle isole. Si dice però che quella spedizione fosse stata allestita con poca serietà.

– Da quando si trova su queste terre?