Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/292

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Ed infatti poche ore dopo la Stella Polare tornava ad abbassarsi, imbarcando nuovamente acqua.

Per ventiquattro ore gli esploratori lavorarono alle pompe con accanimento, con la speranza di poter salvare la nave, mentre alcuni di loro continuavano a portare a terra viveri, armi, coperte, tende ed istrumenti, passando di banco in banco.

Finalmente fu dato l'ordine di abbandonare la nave.

Era la domenica.

La Stella Polare, dopo d'aver vittoriosamente vinti i ghiacci, pareva ormai irremissibilmente destinata a soccombere.

Fu con vero dolore che ufficiali e marinai diedero un addio alla valorosa nave.

S. A. R. scese per l'ultimo col capitano Cagni e con Evensen.

Era pallido e aveva il cuore stretto e non meno commossi erano gli altri.

Un'ora dopo, italiani e norvegesi si accampavano sulla desolata costa della baia di Teplitz.


9.

ACCAMPAMENTO A TERRA


Contrariamente a tutte le previsioni, l'ultima ora della Stella Polare non era ancora suonata.

Quando tutti ormai la piangevano come perduta, fu veduta la valorosa nave alzarsi nuovamente sotto la spinta dei ghiacci che si erano accumulati sui suoi fianchi e navigare lentamente verso la costa.

Camminava coi ghiacci i quali la sorreggevano da tutte le parti, come immensi gavitelli, impedendole di riempirsi d'acqua e di affondare. Essa andò ad incastrarsi fra la riva ed i banchi, dove rimase finalmente bloccata in tale modo, da non avere più speranza di poterla liberare fino al nuovo anno.

Cosa importava? Era salva almeno pel momento e l'equipaggio poteva ancora salvare una infinita quantità di casse, di barili e di