Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/297

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Gl'italiani ed i norvegesi ricorrevano a tutte le astuzie per mandare qualche buona palla nella testa degli orsi, e sovente riuscivano ad abbatterne.

Anche il Duca prendeva parte attiva alla caccia assieme ai suoi ufficiali, ed essendo un abilissimo tiratore, quasi mai mancava ai suoi colpi.

Un giorno anzi che s'era allontanato dall'accampamento in compagnia di due guide e d'un marinaio norvegese, riusciva a ucciderne tre in pochi minuti.

Quella splendida cattura però poco mancò non costasse la vita ai suoi compagni di caccia.

S. A. R. dopo abbattute le fiere era ritornato all'accampamento a chiamare altri uomini perché aiutassero le guide a trascinare gli orsi nelle tende.

Mentre i suoi compagni attendevano il suo ritorno, un quarto orso, di statura enorme, era improvvisamente comparso dietro un rialzo del terreno, mettendosi poi a correre addosso ai cacciatori.

Il pericolo era grave, poiché i tre uomini non avevano che un solo fucile.

Il norvegese, spaventato, se l'era data a gambe fuggendo in direzione dell'accampamento, ma i due italiani erano rimasti fermi al loro posto.

– Mira bene – disse colui che non aveva il fucile. – Se sbagli, la morte è sicura.

Il suo compagno fortunatamente non era un uomo impressionabile e sapeva maneggiar bene il fucile. Mira attentamente, e a venti metri fa fuoco, abbattendo di colpo la fiera.

Come si disse, era uno dei più grossi, e S. A. R. fu lieto di quella nuova cattura, ma lo fu maggiormente il cuoco, il quale con quella carne regalò alla spedizione dei piatti squisiti.