Pagina:Salgari - La capitana del Yucatan.djvu/309

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La rapida nave, colla sua bandiera inchiodata sull'asta di poppa, proseguiva la sua corsa colla speranza di prendere il largo e di sfuggire a quella muta arrabbiata che ingrossava di momento in momento, giacché altre navi accorrevano per chiuderle il passo.

Era bella, era terribile, la lotta che sosteneva quella sola nave, ultima superstite di quella squadra che aveva costato alla povera Spagna tanti tesori, contro l'intera squadra del commodoro americano.

Quantunque colla coperta fiammeggiante per l'incessante scoppio delle granate nemiche, non s'arrestava e tuonava con crescente lena coi suoi grossi Hontoria ed i suoi trentotto pezzi a tiro rapido, tempestando e forando le navi nemiche.

Sotto le scariche formidabili che riceveva, trabbalzava sui flutti, ma le sue corazze non si aprivano all'acqua.

Diaz Moren, il valoroso suo comandante, non era uomo da cedere così presto.

Ritto nella torretta di comando, impartiva gli ordini con voce calma e squillante, come si fosse trovato non in mezzo ad una delle più feroci battaglie, bensì ad una rivista navale.

Disgraziatamente l'ultima ora doveva in breve suonare anche per l'ultima nave della squadra spagnola uscita da Santiago.

Perseguitata dalle quattro corazzate e dal Brooklyn, il più potente incrociatore del mondo, non poteva ormai più sfuggire al cerchio di ferro che la rinserrava sempre più strettamente.

Pure per un'ora e mezza tiene coraggiosamente testa ai poderosi avversari, cercando di sfuggire ai loro attacchi; i suoi Hontoria sono ardenti per le incessanti scariche e la lena viene meno ai fuochisti che abbruciano dinanzi ai forni.

Diaz Moren, disperato di non poter prendere il largo ed impotente a sbarazzarsi da tanti avversari, prende una decisione eroica. No, gli americani non avranno la sua nave.

Ammaina la bandiera e la caccia in mare, quella bandiera che gli era stata donata dalle donne italiche, fa staccare la targa d'argento, pure dono della Liguria e la seppellisce nei gorghi dell'oceano, poi lancia la sua nave, all'impazzata, verso la costa.

Le granate americane che hanno demolito e cacciato a fondo l'Infanta Maria Teresa, l'Almirante Oquendo, la Viscaya, il Pluton ed il Terror non hanno potuto sfondare la salda nave, ma lo faranno le scogliere.

Un promontorio sbarra la via ed al di là lo attendono la Yowa ed il Texas.

Diaz Moren scaglia la sua nave addosso alla costa, a tutto vapore, onde si seppellisca fra le onde del mare.

Un urto tremendo avviene a prora. Il Cristobal Colon, spinto dalle sue eliche, balza sulle rocce come un cetaceo immane, con un fragore assordante, con un rombo metallico spaventevole, mentre una fiamma gigantesca s'alza per trecento metri in aria.