Pagina:Salgari - La capitana del Yucatan.djvu/34

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32 Capitolo quarto

— Il grosso della squadra di Sampson sapete ove si trova?...

— All’est dell’Avana, mi hanno detto.

— Va bene.

— Vi auguro buona fortuna, comandante e... Viva la Spagna, signore!...

— Grazie, amico — rispose Cordoba, con accento commosso.

La goletta si rimise al vento e continuò le sue bordate verso l’ovest per avvicinarsi alle coste del Messico, mentre l’yacht, dopo d’aver percorso cinque o seicento metri, si arrestava.

L’equipaggio, che aveva già ricevuto le istruzioni necessarie, si mise alacremente al lavoro per fare la teletta dell’yacht come diceva, scherzando, la sua proprietaria. Se gli americani fossero stati presenti, avrebbero assistito ad una scena davvero sorprendente ed insieme maravigliosa, poichè la trasformazione di un legno da guerra in un pacifico veliero mercantile o meglio in un yacht di piacere, non avrebbe dovuto sembrare cosa facile.

I fuochi innanzi a tutto furono spenti, non volendo la Capitana, almeno pel momento far uso delle eliche onde ingannare completamente gli incrociatori americani, i quali dovevano già essere stati informati dal console di Merida che l’Yucatan era non solo un legno a vapore, ma anche dotato d’una macchina poderosa.

Compiuta quella prima operazione, il tubo fu levato ed il foro chiuso da un disco di metallo che si adattava perfettamente e che nel mezzo portava, in alto rilievo a gran lettere di ottone, queste parole: «Colima Vera Cruz.»

Questo non era che il principio della meravigliosa trasformazione che doveva ingannare i più vecchi lupi di mare della squadra americana non solo, ma perfino i marinai del piccolo porto di Sisal che conoscevano così bene l’Yucatan della marchesa del Castillo.

Il pezzo d’artiglieria e le due mitragliatrici Hotchkiss, che avrebbero potuto tradirlo, furono fatte scomparire entro tre pozzi aperti sotto di loro, subito rinchiusi da altri dischi di metallo simili al primo, poi furono fatte scomparire le due piccole torri entro apposite scanalature, quindi gli alberi, che erano di metallo vuoto, spinti da una poderosa pompa ad aria compressa, s’innalzarono lentamente riprendendo il loro posto.

Le sartie, i paterazzi, le bome ed i picchi delle rande e le manovre correnti furono subito collocate a posto ed inferite le vele relative, mentre a prora veniva collocato un piccolo albero di bompresso e spiegato un fiocco di trinchettina.

Una larga striscia di metallo dorato, che portava impressa al pari dei dischi, la scritta «Colima Vera Cruz» fu inchiodata a poppa, in modo da coprire completamente il nome di Yucatan che vedevasi in lettere d’oro, sotto il quadro.

— Credi, amico Cordoba, che sotto questo nuovo vestito si