Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/110

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110 Capitolo IX.


Favorito dai venti, si spinge risolutamente verso il sud. Si fornisce di viveri alle Canarie, raggiunge le coste del Brasile, che esplora per lungo tratto e, piegando verso l’ovest sotto il 49° 50° di latitudine australe, va a gettar l’àncora in una profonda baia per svernare, e là dopo due mesi vede i primi patagoni, che in quell’epoca dovevano avere delle stature superiori alle attuali, perchè i più alti uomini della flotta non giungevano che alla cintola di quei giganti.

In quella baia, il grande navigatore per un pelo non perdette la vita, in causa d’un complotto ordito dai capitani delle navi. Scopertolo a tempo, il fiero marinaio ne fece squartare uno, pugnalare un’altro, ed abbandonare un terzo assieme ad un prete suo complice, sulla terra dei patagoni.

Il 21 ottobre, dopo uno svernamento di cinque mesi, Magellano che intuiva d’essere in vicinanza del passaggio, giunge dinanzi ad uno stretto che chiamò poi delle Undicimila Vergini e che è il principio del canale che deve unire le acque dell’oceano Pacifico e dell’Atlantico.

Vi si addentra arditamente, malgrado i pericoli che offre quello stretto ed i colpi di vento che scendono dalle alte e nevose montagne della Terra del Fuoco, e manda innanzi ad esplorarlo il Sant’Antonio e la Concezione.

Una terribile tempesta sorprende le caravelle mettendole in grave pericolo per trentasei ore; la perizia ed il sangue freddo del valente capitano le salva. Passando di baia in baia, di canale in canale, le quattro navi s’avvicinano all’oceano Pacifico e durante una notte oscura il Sant’Antonio, che era comandato dal pilota Gomez, nemico accerrimo del Portogallo, abbandona la flotta e fugge per recare primo in Spagna la notizia della grande scoperta e farsene un vanto. Supponendolo naufragato, dopo lunghe ricerche infruttuose, Magellano raggiunse l’estremità dello stretto ed il 27