Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/144

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144 Capitolo XI.

tano avrebbe osato lasciare l’ancoraggio con un tempo simile e sopratutto con questa nebbia che non permette di discernere nemmeno le rive.

Che cosa ne dici, vecchio mio?

— Dico che ho conosciuto tanti marinai nella mia vita; e mai uno più abile e più audace di questo, signor Lopez, — rispose il pescatore.

Il signor Alonzo non potrebbe eguagliarlo, quantunque anche lui sia tenuto in conto come uno dei migliori balenieri.

— Tu dunque credi che noi riusciremo a raggiungere l’oceano Atlantico?

— Non ne dubito, signore, quantunque abbiamo ancora da attraversare la barriera di ghiaccio che abbiamo osservato stamane.

Anche lì avremo un osso duro da rodere, ve lo dico io, tuttavia il signor Piotre se la caverà con onore e con fortuna.

Canarios! Che buio! Io non vedo più nulla nè a babordo, nè a tribordo. Come fa a dirigersi il signor Piotre? Che abbia gli occhi dei gatti? È un uomo straordinario, davvero!

— Quanto entusiasmo per lui, papà Pardoe, — disse Mariquita, un po’ ironicamente.

— Che cosa volete, lo ammiro da vecchio marinaio, — rispose il pescatore. — Non ve ne avrete a male.

— Oh no, Pardoe. Che sia valente ed audace, lo vedo anch’io.

— Facciamo attenzione! Dobbiamo essere vicini al canale. —

La Quiqua s’avanzava penosamente, sollevata dalle onde e sbattuta da quei soffi formidabili che ululavano e fischiavano fra il sartiame, facendo incurvare non solo i pennoni, ma anche gli alberi. Pareva che in certi momenti dovessero spazzare di un solo colpo la coperta e portarsi via ad un tempo uomini ed alberatura.