Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/148

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148 Capitolo XI.


Durante la notte una certa calma regnò a bordo della Quiqua, permettendo a tutti di prendere un po’ di riposo.

Essendo il golfo di Possession, al pari di quello vicino di Lama, assai ampio, le onde avevano maggiore sfogo, quindi non scrollavano più furiosamente la baleniera, che si era solidamente ancorata su un buon fondo. All’alba, anche la nebbia si era in parte dissipata, sotto i vigorosi soffi dei williwans, permettendo di abbracciare un bel tratto d’orizzonte.

Come già Piotre aveva previsto, l’ultimo tratto dello Stretto di Magellano era ingombro di ghiacci, spinti dentro i due golfi dai venti dell’est che dovevano avere soffiato insistentemente nei giorni precedenti. Ed era un caso veramente eccezionale, perchè di rado gli ice-bergs s’inoltrano al di là del Capo delle Undicimila Vergini, quantunque le correnti del sud li spingano talvolta fino oltre il 55° parallelo, mentre nell’Oceano Artico si fermano ordinariamente al 50°.

Il signor Lopez, che era salito in coperta prima ancorachè il sole sorgesse, come era sua abitudine, si era accostato al baleniere, il quale dal castello di prora osservava attentamente i ghiacci, cercando un passaggio per la sua nave.

— Un inverno rigidissimo, è vero, Piotre? — gli chiese.

— Sì, signor Lopez, — rispose il baleniere, — un inverno pessimo, che impedirà alle navi di servirsi dello stretto.

— Potremo noi uscire?

— Non sono uomo da ritornare sui miei passi.

— Salperemo?

— Subito.

— E se quegli ice-bergs si saldano?

— Troveremo da qualche parte un canale, — rispose Piotre. — Laggiù scorgo un passo.

— E nell’Atlantico troveremo ancora ostacoli?