Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/168

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168 Capitolo XII.


La barriera, mercè l’audacia incredibile di quell’uomo, era stata felicemente superata e davanti alla prora della Quiqua s’apriva ora l’ultimo tratto di canale racchiuso fra il capo Dungeness e quello delle Undicimila Vergini, e più oltre vi era l’Atlantico le cui onde larghe e poderose si rompevano sulle scogliere del capo d’Espirito Santo, che segna l’estremità della terra fuegina.

Al di là della barriera non c’erano più ghiacci che potessero costituire un qualche pericolo per la baleniera, ma soltanto dei piccoli banchi che le onde trastullavano e che a poco a poco spezzavano, urtandoli contro le rive del canale.

Un evviva fragoroso, partito da tutte le bocche, aveva salutato l’ardita manovra del baleniere, che aveva salvato da una morte, che pareva ormai certa, la spedizione.

Mariquita, assai commossa e ancora un po’ pallida, si era accostata lentamente a Piotre, dicendogli con voce esitante e sommessa:

— Grazie, Piotre.... per tutti..... —

Udendo quelle parole, un vivo rossore aveva imporporato le gote dell’uomo di mare, mentre un lampo di trionfo aveva illuminato i suoi occhi. Afferrò la piccola mano che la giovane araucana gli tendeva e la tenne per alcuni secondi fra le sue dita callose, mormorando:

— Grazie a voi, Mariquita. —

Si guardarono a lungo con aria imbarazzata, stupiti forse ambedue di quella stretta, poi il baleniere, lasciando libera la mano della giovane, s’allontanò bruscamente, dirigendosi verso prora. Il suo volto, quasi ordinariamente cupo e triste, non era mai apparso tanto sereno come in quel momento.

— Mariquita, — disse il signor Lopez, accostandosi alla giovane, — la gran prova è ormai finita e spero che coi ghiacci non avremo più a che fare.