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La Terra del Fuoco 175


La Terra del Fuoco si potrebbe ben chiamare la terra della desolazione; ed infatti nessuna isola è più orribile di questa nè meglio meriterebbe un tal nome.

La sua formazione non sembra che sia antica. Probabilmente non esisteva prima della creazione degli esseri organici. Doveva essere stata un tempo sommersa, come lo proverebbero le sabbie, le conchiglie e le vertebre di balene che si trovano anche oggidì in gran numero nelle valli dell’interno e anche sulle sue dirupate montagne.

Sia vecchia o no, è sempre una terra orribile, sottoposta ad un cielo quasi eternamente grigio e nebbioso, prodigo di bufere tremende, tutta cosparsa di rupi immense che sfidano da secoli il furore dei flutti, con sterminate lande senza erbe, con abissi spaventosi, con gole profonde, dentro le quali imperversano i venti senza tregua, con torrenti vertiginosi, con montagne coperte per la maggior parte dell’anno di neve, sulle cui cime scrosciano le tempeste.

Nondimeno non è del tutto sterile. La parte orientale è arida, monotona, ondulata, intersecata da lagune salse, con roccie a fior di terra e rari cespugli di betulle e di ravé; l’occidentale invece più montuosa, è per un lungo tratto coperta di foreste vergini impenetrabili, tra le cui piante primeggiano i colossali roveri antartici, i lauri, i faggi, gli olmi e le fucsie che s’intrecciano in tutti i sensi, formando delle vere muraglie di legno.

Tutto quel suolo è falso, a causa degli alberi caduti e putrefatti, coperti da muschi, da piante parassite che fanno credere di trovare un piano resistente, mentre invece si aprono sotto i piedi degli incauti che osano inoltrarsi e li inghiottono.

La parte meridionale è la più montagnosa e la più orribile. È un vero caos di montagne, di lava, di graniti, di basalti in iscompiglio, che ne rendono le coste irte e frastagliate.