Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/182

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182 Capitolo XIII.

marina italiana che esplorava questa terra per incarico del governo argentino, naufragò all’uscita del canale di Biagle colla sua vecchia goletta, il Cabo de Hornas, fu bene accolto dagli indigeni della baia di Sloggit, anzi gli regalarono anche molte armi e indumenti.

— Ma quelli erano Honas e non già Fikeenico o Yacanokung, — rispose Piotre. — Gli Honas non sono cattivi; gli altri invece, non vorrei provarli. Sono i più brutti, i più luridi e anche i più bestiali esseri della creazione umana.

— Avete mai udito raccontare che abbiano massacrati dei naufraghi di razza bianca?

— Io so che sulle coste meridionali della Terra del Fuoco si sono trovati più volte degli avanzi di navi fracassate e mai un marinaio vivo. Può darsi che tutti quegli equipaggi siano stati inghiottiti dalle onde, ma può anche darsi che siano finiti sotto i denti degl’indigeni.

— Oh! mio Dio! — mormorò Mariquita, che pareva fosse lì lì per cadere svenuta.

— Che cosa avete, señorita? — chiese Piotre con voce dura.

— Nulla, pensavo a quei disgraziati e alle orribili angoscie che avranno provato prima di venire divorati da quei miserabili, — rispose la giovane, con uno sforzo supremo.

— E ad Alonzo a cui potrebbe essere toccata una sì atroce sorte, è vero, figlia mia? — disse il signor Lopez, profondamente commosso. — No, non è possibile che possa aver fatto una tal fine. Era un uomo energico, valoroso e non si sarà lasciato sopraffare, nè prendere da quelle canaglie, e poi, come tutti i balenieri, avrà avuto delle armi a bordo. Che cosa ne dite, Piotre?

— Speriamolo, — rispose l’ex ufficiale seccamente.

Poi, come fosse assai ansioso di por fine a quel discorso, si diresse verso il cassero, gridando al timoniere: