Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/196

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196 Capitolo XIV.


— E fortunato lui che non l’abbiano mangiato.

— Li hai mai veduti mangiare carne cruda?

— Sì signore, una volta, al capo di S. Diego. C’era stata battaglia tra due tribù nemiche ed i vincitori impadronitisi dei nemici rimasti morti sul campo li divorarono sotto i miei occhi.

— Allo spiedo?

— Crudi, signore, però non divorano interamente i loro nemici. Gli uomini mangiano le gambe, le donne le braccia ed il petto, il resto lo gettano via. Eccoli qui quei galantuomini! Sentite che puzzo di volpe vecchia che tramandano! —

Il canotto era giunto presso la nave, fermandosi ad una quindicina di passi.

I quattro selvaggi erano tutti armati di fiocine colla punta d’osso e sulle traverse della scialuppa si vedevano delle clave, dei pugnali, colla punta di pelle e degli archi lunghi sessanta o settanta centimetri, colle corde formate di tendini d’animali e con freccie di mezzo metro, dalle punte di ossidiana, abbastanza acute per produrre delle ferite anche mortali. Vedendo che i balenieri non avevano armi in mano, deposero le loro fiocine e si accostarono alla scala che Piotre aveva fatto abbassare.

— Volete farli salire? — chiese Mariquita.

— Uno solo, — rispose il baleniere. — Questi selvaggi sono traditori come lo erano i maori della Nuova Zelanda, vent’anni or sono.

— Volete interrogarli sul naufragio della Rosita?

— Forse potrebbero sapere qualche cosa. Papà Pardoe, senza che se ne accorgano, fate portare alcuni tromboni in coperta. —

Si accostò alla cima della scala e fece segno ai selvaggi di accostare il canotto.