Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/80

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80 Capitolo VI.

un metro e mezzo, colle ali di tre e una grossezza tale da superare tutti i volatili conosciuti.

La testa, in proporzione al corpo, era piuttosto piccola, traforata da due occhietti grigi forniti di ciglia del più bizzarro aspetto, armata d’un becco robusto, arcuato all’estremità della mandibola superiore, nerastro alla base e giallo nel resto della sua lunghezza, ed adorna sul cranio d’una specie di cresta floscia attraversata da solchi profondi, che ricadeva attraverso il rostro.

Il collo era senza penne, di tinta rossastra, di apparenza spiacevole, e che sembrava fatto appositamente per frugare tra le carogne, circondato presso le spalle da una collana di peluria finissima, d’una bianchezza abbagliante, che contrastava vivamente colle penne azzurro cupe che coprivano tutto il resto del corpo.

Quel gigante dell’aria rimase immobile alcuni minuti, girando il capo in tutte le direzioni, per accertarsi che non vi erano nemici, poi con una volata passò sopra la cinta piombando sul montone e squarciandolo coi lunghi artigli ricurvi e robustissimi. Gli altri, incoraggiati, calavano a loro volta, imitandone la manovra.

Piotre, non scorgendoli più, si era alzato, dicendo ai suoi peoni:

— Preparate i randelli. Fra poco saranno tanto pieni da non poter più innalzarsi. —

Quindi, senza guardare in viso la giovane araucana, le disse:

— Se volete assistere, Mariquita, ad una caccia emozionante, lasciate quell’angolo e accostatevi a me.

Vedrete meglio, e anche voi, vecchio Pardoe. —

La giovane s’alzò senza rispondere, avvicinandosi alla spaccatura, quantunque colle preoccupazioni che aveva, quella caccia non la interessasse affatto.