Pagina:Salgari - Nel paese dei ghiacci.djvu/108

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92 i naufraghi delle spitzberg


terremoto formidabile scuotesse furiosamente il wacke. Le piramidi, le guglie, i picchi, gli ice-bergs capitombolavano con un fragore inaudito, assordante, sfondando il banco in cento luoghi. L’acqua irrompeva, spumeggiando, dai crepacci, dalle fessure, dai buchi, correndo come una immensa ondata, attraverso ai ghiacci.

Il ghiaccio del bacino, compresso da quell’urto, scoppiò come se sotto di esso fosse stata accesa una mina, lanciando in aria blocchi di dimensioni non piccole, mentre le sponde franavano, si aprivano e si rinchiudevano con orrendi scrosci.

Per alcuni istanti parve che il grande banco dovesse sminuzzarsi, polverizzarsi, ma furono solamente i suoi margini che si sfracellarono sotto la caduta degli ice-bergs squilibrati dal cozzo. La massa centrale si screpolò, si aprì in più luoghi formando qua e là dei canali ma che tosto si rinchiusero e il cerchio di ghiaccio non fu spezzato. La Torpa, scossa furiosamente dalle ondate formatesi nel bacino, fu quasi spinta addosso le sponde, ma il vento la ricacciò nel mezzo, dove si trovò quasi subito asserragliata dai pezzi di ghiaccio staccatisi dai margini del wacke.

Tompson e Jansey, avevano seguìto, cogli sguardi ansiosi, col cuore palpitante di speranza, la formidabile convulsione del banco. Quando videro che la fuga era impossibile, un urlo di rabbia irruppe dai loro petti.

– Ma è adunque di macigno, questo dannato wacke? gridò Tompson, con ira.

– È più solido di quanto credevamo disse Jansey, che si tormentava nervosamente la barba. Non potremo più lasciarlo.

– Ma se ha resistito agli urti dei ghiacci, non resisterà alle acque più tiepide delle regioni del sud.