Pagina:Salgari - Nel paese dei ghiacci.djvu/156

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134 i cacciatori di foche della baia di baffin


furore gli streams, i palks e gli hummoks, allontanando or questi ed or quelli con poderosi colpi di sbarra, frantumando i meno solidi a colpi di punta, rovesciando con spinte irresistibili quelli che colle loro punte toccavano la bordatura o che minacciavano le trinche dell’albero di bompresso, ma si capiva che erano gli ultimi sforzi e che proprio non ne potevano più.

Malgrado il freddo acuto, i marinai cominciavano a sudare ed erano stati costretti a lasciar ricadere i cappucci che ormai erano diventati troppo pesanti ed insopportabili.

Fortunatamente il pack, segnalato da mastro Tyndhall, non era lontano che poche gomene. Era un grande banco di ghiaccio, coperto da un alto strato di neve perfettamente liscia e senza dubbio mai calcata da piede umano, contornato da un gran numero di piccoli ice-bergs che si erano cementati ai suoi margini.

Solamente dinanzi a quel banco i naviganti potevano sperare di trovare un po’ di riposo, poichè colla sua massa poteva riparare la piccola nave dagli urti di tutti gli altri.

– Coraggio!... tuonò un’ultima volta il vecchio Tyndhall, spostando bruscamente la ribolla del timone. Pochi colpi ancora e saremo al sicuro. Spingi, Tylson!... Urta, Mac-Chanty!... Sfonda quello stream, Charchot!... Là, così va bene, ragazzi... Su, ci siamo!... Attenti all’urto!... La Shannon ha le costole dure, ma i ghiacci sono più duri ancora!...

Il veliero era giunto addosso al banco. Mastro Tyndhall, con un vigoroso colpo di barra, lo fece virare sul trabordo, poi balzando attraverso la tolda, come fosse un giovane gabbiere, lasciò andare le scotte delle due grandi vele, mentre due dei suoi uomini saltavano sul