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188 i cacciatori di foche della baia di baffin


– Sta per scoppiare un vero uragano rispose Tyndhall. Lasciamo per ora il deposito dei balenieri e corriamo alla Shannon, amici miei. Temo assai per la mia barca.

– Ritorniamo?...

– Sì, non vedete come le onde della baia si rompono contro i banchi?... Forza di remi, amici, o la finirà male per tutti noi.

La baleniera virò di bordo e si mise in ritirata attraverso quel tetro e pauroso fiord.

Il vento cresceva di violenza ad ogni istante, ruggendo entro la vallata, spingendo innanzi a sè turbini di neve e disperdendo le bande di lumme, le quali fuggivano in tutte le direzioni fra un baccano assordante e il nebbione scendeva sempre. Ormai l’oscurità era diventata così profonda, che il mastro non riusciva quasi più a scorgere le due alte pareti.

La baleniera, scrollata dai marosi e dalle contro-ondate, procedeva a sbalzelloni, fra nembi di spuma e non riusciva che con grandi fatiche a mantenersi in mezzo al fiord.

I marinai comprendendo che in quel momento si giuocava la sorte della Shannon, facevano sforzi sovrumani per giungere presto fuori del canale.

Mastro Tyndhall però si mostrava sempre calmo e guidava la scialuppa con mano ferma, cercando di evitare le onde che l’assalivano di fianco.

Di tratto in tratto però s’alzava e si curvava innanzi, come se cercasse di distinguere qualche cosa fra i fragori della tempesta. Forse attendeva qualche segnale di pericolo, da parte del marinaio che aveva lasciato a bordo della Shannon.

D’improvviso, fra i fischi del vento ed i muggiti delle onde, si udì al largo, dalla parte del mare, una lontana