Pagina:Salgari - Nel paese dei ghiacci.djvu/252

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
220 i cacciatori di foche della baia di baffin


– Siamo stati divisi, essendosi lo stream spaccato per metà in causa d’un urto. Essendo il nebbione assai fitto ed il mare orribilmente sconvolto, il bravo cane non potè più raggiungermi.

Navigai tutta la notte su quel pezzo di ghiaccio, flagellato dalle onde e sempre col pericolo di venire subbissato ed in mezzo ad una continua oscurità, finchè un urto tremendo mi fece cadere svenuto.

Cosa fosse accaduto io non lo so, ma suppongo che qualche blocco di ghiaccio mi fosse piombato addosso nell’incontro con qualche ice-berg.

Non rinvenni che poche ore fa, quando la nebbia tornava a scendere sul mare. Mi trovavo ancora sullo stream il quale veniva spinto dalle onde verso la costa.

Appena toccò i banchi, lo abbandonai, poichè ero certo che voi avevate raggiunta la spiaggia e cercai di portarmi ai piedi dell’alta barriera, ma ero sfinito e mezzo assiderato.

Vagai due ore fra il nebbione, trascinandomi di banco in banco, perchè non potevo più reggermi, ed aiutandomi alla meglio con un rampone che avevo trovato su di un ghiacciaio, uno de’ nostri di certo, spinto colà dalle onde.

Vi ho ritrovati, ma come dissi, se rimanevo ancora un’ora esposto al freddo, mi avreste raccolto gelato come una foca.»

– Basta, mio bravo marinaio disse Tyndhall. Dormi e cerca di rimetterti presto in forze, perchè se non ci affrettiamo a lasciare questa costa, la finirà male per tutti.