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176 sul mare delle perle

natori che seguivano il principe, correndo a perdifiato.

Di quando in quando i soldati facevano delle scariche contro i cinghiali, i cervi, i daini ed i porci selvatici, che fuggivano in tutte le direzioni, spaventati da tutto quel fracasso e dai barriti degli elefanti.

Verso le due del pomeriggio, il lago era in vista.

Il corteo per buona fortuna giungeva in un luogo paludoso che non doveva esser vicino al posto occupato dal Bangalore. Si era arrestato sul margine d’un canneto dove si vedevano, quasi immersi, tanti coccodrilli da non poterne giudicare il numero.

Jean Baret e Durga, appena scesi dall’elefante, si erano spinti verso il lago, temendo che da quella spiaggia si potesse scorgere la nave del re dei pescatori di perle. Invece non videro assolutamente nulla.

— Si sarà ben nascosto Amali, — disse Durga. — Se è un uomo valoroso è altrettanto prudente. Si sarà ritirato verso le ultime isole e avrà smontato l’alberatura.

— Tu devi andarlo a trovare ed avvertirlo dei nostri progetti — disse Jean Baret. — Io tenterò il colpo questa sera.

— Così presto?

— Noi non sappiamo se il marajah si fermerà molto qui. Deve essere un tipo capriccioso e faremo bene ad agire subito.

— Che cosa devo dire al re dei pescatori di perle?