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da quell’improvviso assalto, fuggirono a rompicollo dinanzi ai mostruosi animali che li inseguivano al galoppo.

Il marajah, prontamente avvertito, aveva abbandonato precipitosamente la tenda, seguito dai cortigiani, dai ministri, dai suoi capitani e dalle guardie che vegliavano dinanzi alla tenda di Maduri.

Era il momento opportuno per agire; la confusione era al colmo nel campo.

Il francese e Durga in due salti si gettarono dentro la tenda. Il giovane Maduri, svegliato da quel pandemonio, si era appena alzato e chiamava ad alta voce le sue guardie.

— Venite! — gridò Jean Baret, prendendolo in braccio. — Gli elefanti sono impazziti e minacciano di ammazzare tutti.

Senza aspettare la risposta del ragazzo, si slanciò fuori della tenda fuggendo disperatamente dalla parte opposta. Durga ed il capitano lo seguivano colle carabine in mano.

I sei elefanti, diventati furibondi, continuavano la loro pazza corsa, spargendo dovunque il terrore, per nulla spaventati dai colpi di fucile che sparavano alcuni soldati.

Jean Baret, vedendo dinanzi a sè lo spazio libero, si precipitò in mezzo alle tende atterrate, affrettando la corsa. Per sua fortuna gli elefanti si erano slanciati dietro i fuggiaschi, che si affollavano dall’altra parte della palude.

In due minuti giunse presso i cespugli in mezzo ai quali stava nascosto Amali coi suoi due pescatori.