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222 sul mare delle perle

buona mezz’ora, ossia finchè si vide fuori della jungla.

Dinanzi a lui vi era la foresta, più folta ancora della jungla, con macchie così folte da far impazzire perfino i cani.

— Deve scendere verso il lago — disse Jean Beret, respirando a pieni polmoni. — Se riesco a trovare il Bangalore, Amali può avere ancora qualche speranza di salvare la pelle senza perdere Mysora. Mysora! Con quella ragazza ha ancora una buona carta in mano e potrà cavarsela. Andiamo a cercar la nave e poi a liberare Maduri. Povero ragazzo, come si sarà spaventato udendo quelle grida e quelle fucilate! Può crederci tutti morti.

Vedendo dei banani maturi, ne mangiò un paio per dissetarsi, poi riprese la corsa, guardandosi alle spalle per vedere se i portatori lo inseguivano.

Dalla parte della jungla non si udiva più alcun rumore. I cingalesi dovevano averla abbandonata portando con loro i prigionieri.

— È stata una fortuna che siano rimasti indietro — disse Jean Baret. — Si vede che premeva loro di condurre prima me dinanzi al marajah e che non avevano riconosciuto Amali. Meglio così, perchè diversamente il mio giuoco non sarebbe riuscito. Ecco una brezzolina che annuncia la vicinanza del lago. Un’altra galoppata ancora e giungerò sulle sue rive.

Incoraggiato dal silenzio che regnava in quei dintorni e convinto che i cingalesi avessero preso un’altra via, il francese riprese la corsa, meno