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228 sul mare delle perle

sole doveva alzarsi molto più tardi. Gli animali, vedendo albeggiare, fuggivano da tutte le parti per raggiungere i loro covi, mentre i kalao, dal becco enorme, si svegliavano facendo udire i loro cra-cra monotoni.

La foresta fu passata e la jungla comparve col suo caos di vegetali.

Essendo situata sopra un pendio che scendeva dolcemente, si poteva vedere subito se vi erano degli uomini in marcia.

Il francese, prima di cacciarsi fra le canne ed i bambù, la guardò a lungo, interrogando anche i suoi uomini, che dovevano avere, come tutti i marinai, buoni orecchi e buoni occhi.

— Non si vede nulla — disse. — I cingalesi l’hanno sgombrata, ben lieti di condurre al loro signore i prigionieri.

In alto appariva il tempio, colle sue pareti quasi nere e screpolate, nascosto da alcuni banani ricchi di fogliame. Anche lassù non si scorgeva alcuno.

— Se ne sono proprio andati, — soggiunse Jean Baret. — Che abbiano preso anche Maduri?

A quel pensiero il brav’uomo si sentì come una ferita al cuore.

— No — continuò — non è possibile. Era troppo ben nascosto e l’apertura era troppo stretta. Maduri non si sarà tradito.

Entrò nella jungla e cominciò a salire, preceduto da quattro uomini e fiancheggiato dagli altri sei, i quali tenevano le carabine in mano.

Anche in mezzo a quei vegetali non vi era nessuno. Solamente qualche cervo o qualche antilope,