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278 sul mare delle perle


Ve n’erano già cinque o seicento radunati alla base dello scoglio ed aumentavano sempre.

— È una marea — disse Jean Baret.

— Che non avanza che con grandi stenti — aggiunse Amali, il quale conservava una calma che lo stesso francese gl’invidiava.

— Ma che aumenta sempre.

— Oh! Non mi rapiranno Mysora, dovessi far saltare il palazzo e me insieme.

— Non sono ancora saliti i cingalesi!

— Anch’io non dispero di respingerli. Prima che possano giungere qui, avremo fatto uno spaventevole macello. Animo! Giù i macigni, ora che si sono raggruppati! Coraggio, pescatori! Mostriamo loro che noi siamo invincibili!

Gli uomini di Amali, avventurieri pronti a tutto, cresciuti fra i pericoli e le battaglie, non si scoraggiavano: parevano infaticabili. Scaricate le spingarde, tiravano coi fucili, poi precipitavano massi, quindi tornavano a riprendere il fuoco, accorrendo là dove il pericolo era maggiore e sfidando impavidi le palle degli avversari.

Anche questi resistevano con tenacia ammirabile. Raggiunti alcuni crepacci, vi si erano precipitati dentro, per salire più facilmente e più rapidamente; però ogni masso che precipitava dall’alto, apriva un solco sanguinoso e morti e feriti cadevano in gran numero sulle scogliere sottostanti.

Nondimeno il pericolo che correvano i pescatori di Amali era grave, avendo da lottare contro forze dieci volte superiori e contro un numero doppio