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296 sul mare delle perle

quegli immensi alberi che la burrasca piegava, torcendone e spezzandone i rami.

In venti minuti percorse due miglia, gareggiando col vento, poi l’uomo che la guidava si fermò bruscamente, tornando verso Amali.

— L’uomo bianco aveva ragione di dirti che qualcuno ci aveva preceduti — disse.

— Perchè?

— Vi sono degli uomini imboscati.

— Deve essere la guarnigione del fortino che ci viene incontro.

— L’attaccheremo egualmente — soggiunse Jean Baret. — Anche noi siamo in buon numero.

— Sono molti? — chiese Amali.

— Non lo so — rispose il marinaio.

— Faremo il possibile per circondarli.

Mentre i pescatori di perle si disponevano a dare battaglia, la tempesta ricominciava ad infuriare.

Alla luce d’un lampo, Amali e Jean Baret avevano scorto, in mezzo agli alberi, un gruppo compatto di uomini quasi nudi, una specie di bastione vivente, schierato in minaccioso circolo e irto di lance tutte fiammeggianti sotto i bagliori.

Stava là in agguato, pronto a scagliarsi all’assalto.

I pescatori di perle avevano armato precipitosamente le carabine, disponendosi su due colonne.

Seguì un momento di calma, come una pausa fra i lampi e gli scoppi assordanti dei tuoni, durante i quali, pescatori e cingalesi rimasero raccolti, colle armi puntate, poi scoppiarono improvvisamente urla altissime e scariche, seguite da