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352 sul mare delle perle


Le galee, un trentina in tutte, montate da numerosi equipaggi, scorgendo i nemici si erano divise in due squadre. Mentre l’una si disponeva in linea di battaglia per contrastare il passo ai pescatori, la seconda si era data alla fuga prendendo il largo.

Questa era preceduta da una grossa barca, ricca di dorature, lunga più di venti metri e armata da quattro spingarde. Ventiquattro rematori la spingevano e altrettanti guerrieri si tenevano raggruppati a prora ed a poppa.

— La galea del marajah! — gridò Amali. — Diamogli addosso prima che ci sfugga.

Mentre una colonna correva contro la prima squadra con velocità fulminea, assalendola a colpi di carabina e di spingarda e circondandola, l’altra, preceduta dal Bangalore, assaliva la seconda, impegnando un sanguinoso combattimento che, dato il numero enorme dei pescatori di perle, doveva finire colla peggio pei cingalesi.

Amali, vedendo la galea reale continuare la fuga, si era messo ad inseguirla, scaricandole addosso le spingarde.

Gli uomini del marajah, pur sempre continuando la ritirata, avevano risposto con molto animo, per difendere il loro signore che correva serio pericolo di venire catturato.

Non si trovavano però in grado di sottrarsi all’inseguimento, a causa della straordinaria velocità del Bangalore, il quale stringeva da presso la nave avversaria.

Il duello d’artiglieria durò dieci minuti, intenso