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64 sul mare delle perle


— Vegliano tutti i miei uomini?

— Tutti.

Amali si cacciò nella galleria e dopo cinquanta passi sbucò all’aperto, sopra un sentiero che saliva verso la cima girando intorno alla rupe.

Sulla spianata superiore, dinanzi al palazzo, stavano schierati quaranta uomini, fra indiani e cingalesi, tutti armati di fucili, di pistole e di scimitarre, tutti bei tipi, d’aspetto fiero e robustissimi.

Amali li passò in rivista, poi entrò nel palazzo, il quale era stato illuminato.

Una vera magnificenza quel fabbricato costruito lassù, in cima a quello scoglio isolato, chissà con quali fatiche e quali ingenti spese.

Era quasi tutto di marmo roseo, con androni, gallerie rischiarate da ampie finestre sostenute da colonnette scannellate, con sale splendide coperte da antichi arazzi e da tappeti, ricche di mobili di mogano ad intarsi di madreperla.

Amali attraversò parecchie gallerie senza fermarsi; poi entrò in un gabinetto colle pareti coperte di seta azzurra, adorne di panoplie di armi scintillanti, e col pavimento ricoperto da un tappeto trapunto d’oro.

— Aspettiamola qui, — disse, sedendosi su un divano damascato. — Giudicherà fra breve se l’odio che io nutro verso suo fratello è giusto.

Rimase qualche minuto immobile col capo stretto fra le mani, immerso in dolorosi pensieri, poi si alzò, mettendosi a passeggiare con agitazione.

— E vi è del sangue fra di noi, del sangue