Pagina:Salgari - Un dramma nell'Oceano Pacifico.djvu/53

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gli antropofagi dell'oceano pacifico. 47


— Assistono anche le donne a quei mostruosi banchetti?

— No, poichè le donne non possono prendere i pasti in compagnia degli uomini; ma si fanno cuocere da parte un pezzo dei prigionieri.

— Nemmeno le mogli mangiano coi mariti?

— No, poichè pei mariti esse rappresentano semplicemente delle bestie da soma. La loro condizione è così misera e così opprimente, che spesso uccidono le figlie per sottrarle ad una vita tanto degradante.

— Che orribili selvaggi! E a quale razza appartengono?

— A quella melanesica; ma notasi però in loro l’influenza della razza polinesica.

— Dimmi, tutti i popoli che abitano le isole del Grande Oceano sono antropofagi?

— Quasi tutti.

— Per necessità forse? Mi hanno detto che le isole del Pacifico sono assai scarse di animali e di alberi fruttiferi.

— Sì, ma non tutte. Alcune abbondano di cani, di maiali, di uccelli, di alberi che danno frutta saporite, e per di più il mare che le circonda è ricco di pesci. Malgrado ciò, gli abitanti sono antropofagi e mettono nello spiedo e in salsa i loro nemici.

Un tempo non si credeva all’antropofagia, ma dopo i viaggi di Van Diemen, di Tasman, di La Perouse, di Bougainville, di Cook, di Quiros, di Mendana, ec. bisognò ammetterla.

Alcune tribù sacrificavano i nemici per spirito religioso, ma li mangiavano, altri per insufficenza di alimenti, altri ancora per leccornía e taluni per ereditare il coraggio o le virtù del morto, come per esempio gli Australiani che mangiano a preferenza il cuore del nemico per acquistare maggior energia, i Maori della Nuova Zelanda