Pagina:Satire (Giovenale).djvu/131

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alla satira prima 19


35 Solamente i crapuloni si bagnavano dopo il pasto.

36 Le parole cujus non audeo dicere nomen quasi tutti le riferiscono a simplicitas, e le mettono in bocca dell’interlocutore, interpetrando questo passo così: dove hai tu la franca schiettezza degli antichi, la quale io non oso chiamare col suo vero nome? cioè col nome di libertà. Il Grangeo invece tronca il dialogo dopo Simplicitas, e facendo dire queste parole al poeta, interpreta nel modo, che il traduttore ha seguito; perchè gli è parso più in armonia col carattere risoluto e indipendente di Giovenale, non che col verso che viene immediatamente dopo, e coll’altro che è penultimo della satira; dove il poeta sentiti i gravi rischi e il nessun frutto del nominare i viventi, si risolve di non isferzare che i morti.

37 Muzio e Lupo furono aspramente satireggiati da Lucilio, come ci fa sapere Persio, Sat. I

38 Tigellino fu l’occhio destro di Nerone, e complice delle sue infamie e dissolutezze.

39 Uno dei molti supplizi inventati dalla tirannia imperiale, e da Nerone usato contro i Cristiani, fu questo. Indossavasi ai condannati una cappa spalmata di zolfo o bitume, e attaccatili per il mento a un gancio, s’incendiavano per far lume la notte. Questo supplizio è ricordato dal Nostro anche nella Sat. viii. v. 235.

40 Leggo coll’Hermann e coll’Jahn deducis arena, e non diducis; e credo che il poeta con questo modo proverbiale abbia voluto dire che nominando a vitupero Tigellino si correva grave e inutile pericolo. — Veggasi la stessa frase nel medesimo senso nella Sat. vii. v. 48.

41 Ila, bellissimo giovinetto, essendo ito per acqua al fiume Ascanio, le ninfe invaghitesi di lui lo tirarono giù nella corrente: ed Ercole, che lo amava, lo ricercò lungamente invano.

42 Lungo queste due vie erano le tombe di Pallante e di molti altri potenti scellerati.