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SATIRA III.


Damasippo, Orazio.


Dam. Sì rado è il tuo compor, che neppur quattro
Volte in un anno intier carta addimandi,
Sempre intento a mutar gli antichi scritti,
E teco irato che soverchio amante
5Del vin, del sonno produr nulla sai
Degno di registrar ne’ tuoi sermoni.
Che sarà mai? Le saturnali feste
Tu già lasciasti per recarti in villa,
Deh qualche cosa or che qui sobrio vivi
10Udir ne fa, che tue promesse adegui.
Comincia. Invan le penna accusi, e incontro
L’innocente parete, a sdegno alzata
Di numi e vati, il tuo furor disfoghi.
Pure il tuo volto fea ben molte e grandi
15Meraviglie sperar, se mai tranquillo
E scioperato te raccolto avesse
Nel suo tepido sen la tua villetta.
Che valse teco addur Plato e Menandro
Ed Eupoli ed Archiloco raggiunti