Pagina:Satire (Persio).djvu/47

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

41

Tu, cui mostra alla dritta il miglior calle
     La Samia lettra, in due rami partita,
     84Tu ancor russi? E col capo su le spalle
Cadente, e tutta stirando la vita
     Sbadigli sì la crapola di jeri,
     87Che par che la mascella abbi scucita?
Ma dinne: ad alcun segno i tuoi pensieri,
     I tuoi strali hai tu dritti? o a’ corbi ir dietro
     90Quà e là con sassi e zolle è tuo mestieri?
E vivere a giornata, e innanzi indietro
     Gir col capo nel sacco? All’epa è vano
     93L’elleboro, se gonfia è fuor di metro.
Al mal che viene occorri; e a starti sano
     Non ti fia d’uopo un monte di monete
     96Promettere a Cratéro. Il come arcano
Delle cose, infelici, ah conoscete!
     L’uom chè sia, perchè nasca, e perchè viva,
     99D’onde partir, dove piegar dovete;
Qual regola civil, qual si prescriva
     Modo all’oro, qual sia desir permesso,
     102L’util fin dove del danaro arriva;
Quanto alla patria, e a’ suoi ne va concesso,
     Qual ti comanda, ed in qual posto il Nume
     105Nell’umana repubblica t’ha messo.
Questo impara, nè invidia ti consume
     Se ricca altrui dispensa olir si sente
     108Di molt’unto, di pepe, e di salume,
Dei pingui Umbri difesi, o di clíente
     Marso grati ricordi; e se il primajo
     111Bugiuol d’acciughe ancor gli spalma il dente.