Pagina:Satire (Persio).djvu/59

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

53

     Fiche squaderni del diretro al pubblico.
     Mentre la felpa profumata pettini
     Della mascella, perchè poi dall’inguine
     Raso ti guizza d’ogni pelo il tonchio?
     55Ancorchè cinque palestriti svellano
     Quella selvaccia, e con mollette affliggano
     Le flosce chiappe, nò, per verun vomere
     Una felce siffatta unqua non domasi.
Così tagliamo altrui le gambe, e stolidi
     60Diam le nostre a tagliarsi; e così vivesi,
     Così noi stessi conosciam. Ti macera
     Occulta piaga il pube, ma ricoprela
     Largo aurato pendon. Dalla ad intendere
     Come ti piace, e se puoi, gabba i muscoli
     65Dolorati. — Ma egregio uomo mi predica
     Il vicinato: non terrogli io credito? —
     Se visto l’auro, o ghiottoncello, impallidi,
     Se fai tutto, che detta la prurigine
     Del menatojo che in amaro tornasi,
     70Se al Puteale il debitor tuo scortichi
     Cauto usurajo, invan tu porgi al popolo
     L’avide orecchie. I non tuoi merti ai diavolo,
     E le ciabatte al ciabattier. Teco abita,
     E vedrai non t’aver che cenci e zacchere.