Pagina:Satire di Tito Petronio Arbitro.djvu/200

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144 capitolo ventesimoquinto

prudentissima femmina, e il dì seguente il popolo rimase attonito come fosse il morto sulla croce tornato.

Ascoltavan ridendo i marinai questa novella, e Trifena arrossitasi in volto nascondevalo gentilmente in seno a Gitone. Ma Lica non rise, anzi crollando iratamente la testa disse: se il comandante volea usar giustizia, doveva rimettere nel sepolcro il corpo del marito, e far impiccare la donna. Costui ricordossi al certo i tradimenti della amica, e la derubata sua nave, da cui pe’ miei lascivi diporti dovetti fuggire. Ma non era permesso il parlarne sì per lo disposto dal trattato di pace, come per l’allegria di cui tutti eran colmi, la quale non dava adito a nuovi sdegni.