Pagina:Scientia - Vol. IX.djvu/79

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il principio di relatività e i fenomeni ottici 71

Tra queste ipotesi solo la esperienza può decidere. Disgraziatamente non par facile dare una risposta sperimentale, finchè si resta sulla superficie terrestre. Si è pensato perciò di ricorrere a sorgenti extraterrestri.

Una via è suggerita dal fenomeno dell’aberrazione della luce. Come è noto, e come poi diremo, la direzione secondo cui una stella vien vista non coincide colla retta congiuugente la stella all’osservatore, ma forma con essa un certo angolo. Il massimo valore di che questo raggiunge nel corso di un anno (costante di aberrazione), permette di valutare la velocità della luce proveniente dalla stella, giacchè il seno di quell’angolo è il rapporto della velocità della terra lungo l’eclittica alla velocità della luce. Se questa dunque potesse dipendere dal movimento proprio dell’astro osservato, si dovrebbero trovare, per la costante di aberrazione, valori diversi in relazione a diverse stelle. Il celebre astronomo W. Struve esaminò a tale scopo una serie di osservazioni fatte a Dorpat tra il 1818 e il 1826 sulla stella polare e sopra un presunto compagno di essa, e credette di riscontrare tra le aberrazioni di questi due astri una differenza da imputarsi alla causa suddetta. Ma l’esame di osservazioni più recenti fatte dal Nyrén nel 1888 ha posto in dubbio la discussione dello Struve. D’altra parte, pur ammettendo l’ipotesi balistica, un astro che si precipitasse verso la Terra colla velocità (già rilevante) di 60 km. al secondo darebbe luogo ad una diminuzione di un cinquemillesimo soltanto nel valore dell’aberrazione; ora quale astronomo può garantire, nella misura di un angolo, l’esattezza di quattro millesimi di secondo?

Un mezzo per risolvere la questione potrebbe esser fornito da uno studio sistematico di quelle stelle doppie, che descrivono orbite in piani passanti presso a poco per il Sole o per la Terra (ciò che equivale data la immensa distanza dell’astro). Nell’orbita di una simile stella si trovano due posizioni, in cui l’astro si avvicina o si allontana dal Sole colla massima velocità. (Gli istanti in cui l’astro passa alternativaniente per queste posizioni, possono in prima approssimazione ritenersi equidistanti. Noi però osserviamo, mediante lo spettroscopio, questi istanti ritardati a causa del tempo che la luce impiega a giungere dalla stella sino a noi. Ora nella ipotesi di Einstein il ritardo sarebbe costante, di guisa che