Pagina:Scientia - Vol. VII.djvu/132

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La natura diversa della mentalità della razza, il movente economico delle classi interessate, nonchè altri molteplici fattori d’ordine ancora più secondario, quali la frequenza in date regioni di cataclismi tellurici (Buckle), la pericolosità della principale professione locale, la solitudine di vita delle popolazioni troppo disseminate, e così via, possono, dunque, col loro intervento, accelerare o ritardare più o meno la tendenza della società attuale verso una irreligiosità sempre più pronunciata e più estesa; ma essi non rappresentano che semplici elementi perturbatori, più o meno trascurabili, di fronte alla imponenza d’un movimento evolutivo generale, che altre cause ben più fondamentali, quali le sopra rammentate, sembrano rendere ormai irresistibile e fatale.

Senonchè, com’è noto, contro questo tramonto definitivo così preconizzato del sopranaturale e del sacro dall’orizzonte sociale non mancano di venir portati ancora oggidì altri argomenti, di due ordini almeno dei quali, fra loro del resto abbastanza affini, qui merita fare un rapido cenno.

Così, per il Kidd, la religione sarebbe tuttora una condizione indispensabile di sopravvivenza sociale, nel senso che le società irreligiose sono condannate a scomparire, nella lotta universale della vita, di fronte a quelle religiose. E questo perchè, secondo lui, una società composta di individui unicamente guidati dalla ragione non si occuperebbe che del presente, cioè del maggior benessere possibile delle sole generazioni viventi, mantenendosi del tutto indifferente al futuro della specie. Spetterebbe dunque alla religione di indurre la società ad una condotta antirazionale, atta ad assicurarle le condizioni migliori di successo futuro.

Ma quale sarebbe questo supremo principio di condotta antirazionale, impresso dal cristianesimo alle società odierne, atto a garantir loro le condizioni migliori di successo? Sarebbe, secondo il Kidd, un principio contenuto in germe in questa religione fino dal suo nascere, ma che, rimasto latente per ben diciotto secoli, non doveva svilupparsi e dare i suoi frutti che solo oggidì: il principio dell’eguaglianza, al quale sarebbe appunto dovuta la tendenza irresistibile odierna a render il più possibile uguali per tutti gli individui le condizioni iniziali della lotta economica; ciò che, garantendo la sopravvivenza solo degli individui migliori, garantirebbe per ciò stesso anche la sopravvivenza della società cristiana nel suo com-