Pagina:Senofonte L Economico tradotto da Girolamo Fiorenzi Tipografia Nobili 1825.djvu/101

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quali cure ti acquisti tanto copiose ricchezze da giovarne gli amici, e farne onore alla città, questo, diss’io, volontieri intenderei ora da te. Sappi adunque, replicò Iscomaco, che io, o Socrate, sono accostumato levarmi di letto quando ancora sono ben sicuro di trovare in casa qualunque della mia famiglia mi abbisognasse vedere, e se mi occorre di dovere andare per la città a compiere alcuna faccenda io mi vi reco, e frattanto ciò mi serve anche a passeggiare. Se poi niuna necessità io mi abbia di rimanere in città, allora un servo mi conduce innanzi il cavallo alla campagna: a me poi il camminare per la via, che va al mio campo è più piacevole nel vero che l’andar passeggiando innanzi, e indietro nel portico. Di poi quando sono giunto nel campo, quivi, se io ho lavoratori, che o piantino arbori, o rompano il terreno, o seminino, o pure alcun frutto stiano raccogliendo, mi pongo a considerare come queste faccende si facciano, e se conosco che alcuna sia da farsi meglio di quello, ch’essi fanno, di presente la faccio emendare. Appresso per lo più salendo a cavallo mi studio di addestrarmi a quella maniera di cavallerizza, che si richiede nella guerra, mettendomi per le più intricate vie, e non isfuggendo nè rovinose discese, nè profonde fosse, nè di arrampicarmi per le più difficili erte, e questo facendo tuttavia ho cura che non divenga zoppo il cavallo.


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