Pagina:Senofonte L Economico tradotto da Girolamo Fiorenzi Tipografia Nobili 1825.djvu/129

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abbia poi a nettare il grano due volte. Tu adunque, disse, o Socrate, come si possa prestissimo nettare il grano saprestilo pure insegnare ad un altro. E tutte queste cose, diss‘io, sapendole già da gran tempo, non me n’era giammai avveduto, e vado pure pensando, se io sapessi ancora senza avvedermene fonder metalli, suonare il flauto, o dipingere: perocchè se niuno mi ha insegnato coteste arti, nemmeno l‘agricoltura niuno me l’aveva insegnata: veggo poi che gli uomini apprendono ad esercitare ogni altra arte nel modo medesimo, che fanno gli agricoltori. Ma, replicò Iscomaco, non ti aveva già detto che anche per questo l’agricoltura doveva chiamarsi buonissima, pérchè agevolissima fassi ad apprendere? Ebbene, diss’io, ora conosco, o Iscomaco, che quanto si appartiene al coltivamento dei semi io già sapeva, nè di saperlo mi era avveduto.


CAPITOLO XIX.


Ma, soggiunsi, il piantare degli arbori non è pure una parte dell’agricoltura? Lo è, disse Iscomaco. Perchè adunque avviene, che io sappia la coltivazione dei semi, e che non sappia quella degli arbori? E non la sai tu? disse Iscomaco. E come, risposi, l’avrei a sapere io, il quale non conosco, nè