Pagina:Senofonte L Economico tradotto da Girolamo Fiorenzi Tipografia Nobili 1825.djvu/18

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XIV

più di leggieri a dar compimento ai suoi sublimi divisamenti. Ancora quanto fosse grande oltre ogni credere la sua magnanimità nel dispregiare ogni guadagno, che onesto e glorioso non gli sembrasse, manifestamente lo die’ a divedere quando essendo già presso a lasciare quell’esercito de’ greci, il quale dopo la morte di Ciro, come abbiamo detto, aveva con tanta sua gloria ricondotto in salvo, scontratosi ad un suo amico, che il domandó quant’oro recasse egli seco, pensando che grandissima quantità dovesse averne, gli rispose giurandoglielo, che a poterne avere quanto se ne richiedeva a fare il viaggio per ritornarsene in Atene gli sarebbe stato d’uopo di vendere fino il suo cavallo, ed ogni altra cosa ch’egli avesse: e veramente si sa che altro non riportò da quella guerra se non quanto quei greci spontaneamente gli diedero in dono: questo però fu tanto, che non solo bastò a far divenire ricchissimo lui, ma anche gliene sopravvanzò, siccome egli medesimo scrisse, di che poterne far ricco anche altri. Niuno adunque dovrà maravigliarsi s’egli andò esente ognora da quei carichi di avarizia e di cupidità di ricchezze, i quali così spesso contaminano la fama dei più illustri capitani. Quella diligenza poi ch’ egli del continuo usò a rendersi sopra di ogni altro e robustissimo di corpo, e sommamente destro in tutte quelle operazioni che nella guerra si hanno a praticare, assai volte, come