Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/103

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— Non si può, non si può — ribatteva ella, aprendo le braccia, disperatamente.

— Io sto bene, qui, mamma — diceva il povero figliuolino.

— Poverino, poverino — diceva il padre. E sottovoce, andando accanto al marito, Cecilia gli diceva:

— Promettimi, promettimi...

— Ti prometto tutto, Cecilia mia...

— Promettimi che appena sta meglio, che appena lo possiamo trasportare, mi lasci andare con lui a Napoli. Promettimi.

— Sì, cara, sì — diceva il marito, accarezzandola come accarezzava il bimbo.

— Prometti?

— Sì, sì.

Poichè egli intendeva che in questa fiera malattia del fanciullo, l'invincibile orrore per la galera le era rinato in cuore. La sera, infatti, come tutti gli infermi di malattie acute o di malattie lente, il bimbo peggiorava. La gola gli si stringeva, il respiro diventava affannoso, egli aveva un caldo, un'irrequietezza, un'agitazione continua. Di nuovo, sulla rossa mucosa della gola, ricomparivano le macchie bianche, formantisi lentamente, dopo la causticazione della sera. Appena aveva un momento di requie e la madre respirava, la voce delle sentinelle che vegliavano, che si chiamavano e che si rispondevano, faceva trasalire il piccolo corpo arso