Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/141

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che dormivano nel quartierino. Ma da una delle due stanze che lo componevano, si udì un colpo di tosse, seguito da un altro, da un altro, non troppo forti, non troppo striduli, ma insistenti: vi fu una pausa, in cui s'intese un profondo sospiro, poi per altri tre o quattro minuti la tosse ricominciò, infine si chetò a un tratto. Sbattendo sempre l'uovo nel bicchiere, Tommasina attraversò una stanzetta che serviva da salotto o da stanza da pranzo ed entrò nella camera dove si dormiva, schiudendone le imposte.

— Buon giorno, signori — disse la serva, rivolgendosi verso il largo letto.

— Buon giorno, Tommasina — le rispose una voce che era stata sonora, ma che una velatura appannava — Che ora è?

— Saranno lo sette e mezza.

— È tardi, è tardi — mormorò la voce velata femminile.

E la donna si levò sui cuscini, come per alzarsi e due lunghe treccie di capelli biondi, dove si mescolavano già i bianchi, le piovvero sulla camiciuola. Era una signora di quarant'anni, con un profilo purissimo, con un paio di occhi bigi molto dolci a mandorla, con certe mani così fini e così candide che pareano quelle di una giovanettina.

— Caterina, Caterina — fece la signora rivolgendosi alla persona che dormiva accanto a lei.