Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/227

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Egli la guardò ancora inoltrarsi nel cortile, e cominciare a salire le scale: e se ne andò al suo lavoro preoccupato da quella lettera ricevuta, dove la sorella gli chiedeva con molta premura notizie delle banche, dicendo che le chiedeva per curiosità, per sapere, niente altro; ma al fratello era parso di scorgere una certa ansietà in quella lettera. Non avevano nulla, nulla, sua madre e sua sorella; ma perchè tanta curiosità?

In quanto alla signora Eleonora Triggiano, salendo lentamente per le scale, come se fosse stanca, sentiva aggravarlese sulle spalle tutto il peso delle sue cure.

Appena entrò in casa la cameriera lo consegnò un biglietto di suo marito, scritto col lapis e datato dalla stazione centrale. Diceva semplicemente cosi:

«Cara Eleonora — Vado a Salerno, per affari della banca Costa: vi è da guadagnare una quantità di denaro. Ritornerò fra tre o quattro giorni. A rivederci — Carlo.»

Non una parola di affetto, non una parola per lei; sempre questa banca, sempre questo denaro. E forse non era andato solo! Forse, quella donna… come l'aveva chiamata il signor Paolo?... quella Lidia Gioia, giusto, un nome falso sicuramente, era con lui. Buttò via il cappello e il mantello, senza rispondere alla domanda della cameriera che le chiedeva se volesse far colazione, e si sdraiò sulla poltrona