Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/232

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Eleonora che quelle omelie annoiavano, senza giungere a distrarla dalle sue cure.

— Con queste banche, — mormorò la beghina, dando ancora uno sguardo attorno.

— Le banche? — esclamò Eleonora profondamente meravigliata. — Già. — Tutti profittano di questa pioggia d'oro, di questa manna che il Signore fa piovere dal cielo; è una vera benedizione che si spande sulla città di Napoli, che proprio non se la sarebbe meritata, per i suoi peccati. Perchè noi poverelle non ne dobbiamo profittare, un poco? Non siamo anime di Dio, anche noi? Abbiamo tanto sofferto perchè non dobbiamo essere confortate anche noi?

— Ma come? — fece Eleonora, sempre più sorpresa.

— Io, in verità, — continuò la beghina, senza badare alla domanda, — mi sono consultata prima con don Teofilo, il nostro santo parroco. Mammà ed io non facciamo un passo, senza domandare consiglio a lui. Quel buon sacerdote, quando gli ho esposto le nostre necessità, mi è stato a sentire, a sentire, poi m'ha detto che quanto facevo non era contrario alla volontà di Dio. Non muove foglia, che Dio non voglia! Dunque il Signore ha permesso che queste banche esistano; dunque non si fa peccato ad averne vantaggio.

— Ma come, come? — chiese per la terza volta Eleonora, al massimo della curiosità.