Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/33

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ferro, al collo del piede, e per non fare stridere la sua catena, per non udirne il tormentuoso suono, teneva la mano alla cintura dove l'aveva sospesa. Una oppressione crescente scendeva sulla fibra di quel giovane tranquillo e forte, che era stato così felice di lasciare il carcere di S. Francesco di Napoli, un carcere di pietra, per essere condotto in un'isola fresca, aperta, ridente. Che gli importava di quella preghiera? Acutamente lo feriva soltanto il rumore di tanto ferro scosso; sentiva che ogni galeotto era oppresso da quella che era parte della sua vita, indivisibile; sentiva che ogni galeotto si muoveva, tormentato da quel peso, quasi ad alleviarne la pena; e preso da un gran dolore ignoto, Rocco Traetta, il parricida, stava immobile, inabissato nell'accasciamento, non udendo del suo corpo giovane e robusto che il collo del piede legato dal ferro. A un tratto, dopo due o tre minuti di silente aspettativa, il prete levò su il Santissimo Sacramento, a benedire quei ladri e quei micidiali: e i galeotti tutti si buttarono giù, inginocchiati. Fu tale un fracasso di ferro, come se rovinasse una forgia, e, trascinato dal movimento, Rocco Traetta si buttò giù anche lui, e la catena, ribattendo, cadde su lui, sulla gamba, sul fianco, pesante, fredda. Ah no, non era fantastico Rocco Traetta, era una creatura primitiva e crudele, ignorante e feroce; ma mentre il Salvatore, dalla sua spera scintillante d'oro, girava nelle mani tremanti del