Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/343

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La voce era tanto passionata, era tanto passionato lo sguardo, che egli impallidì d'amore.

— Non viene ancora — mormorò lei, senza staccare il suo sguardo da quello dell'innamorato, — non viene ancora; e che importa, se viene?

— Dammi la mano, Chiarina — sussurrò lui magnetizzato dall'amore.

— Non posso, non ci arrivo — e si curvava stendendosi. — Non posso, non posso — esclamò di nuovo, quasi piangendo.

— Io parlerò con tua matrigna, Clara — ricominciò a dire lui, ostinato.

— E che le dirai, se essa non ti caccia via?

— Vedrai che non mi caccia. Non so quello che le dirò. Le dirò la verità. Che ci amiamo...

— E che preferiamo morire anzichè lasciarci — soggiunse semplicemente lei.

— Non pensare alla morte. Le dirò che sono poveretto assai, ma che niuno può amarti di più di me e meglio di me; che spero di vincere la mediocrità, la segreta miseria in cui mi trovo, con la forza dell'amor tuo.

— È una donna cattiva — mormorò lei turbata, — non ti crederà.

— Proverò — disse lui. — Io non posso più vederti soffrire; soffro troppo.

Si guardavano, presi dal dramma del loro amor contrastato. Intanto, nella chiesa vecchia dei Santi Apostoli, la messa cantata, in onore della Pentecoste,